La parola ai Coordinatori – Nicola

Qualche domanda ai coordinatori dei Gruppi di Controllo di Vicinato, per inquadrare più pragmaticamente il progetto e la sua declinazione sul territorio.

Perchè avete scelto di aderire al progetto Controllo di Vicinato?
Abbiamo avuto numerosi episodi di furti e violazioni di domicilio sia nei box auto che nelle case. Questi fenomeni hanno aumentato la sensibilità pubblica del quartiere e personalmente, anche per la presenza in casa di bambini, ho sentito il bisogno di interessarmi al problema.

Come, in quale maniera, sei riuscita/o a raccogliere le adesioni dei tuoi vicini di casa?
Nella nostra zona c’è molta comunicazione diretta, soprattutto nei mesi estivi. Gli episodi summenzionati hanno creato molto interesse al fenomeno, per cui la prima cosa che ho pensato di proporre è stata una chat di WhatsApp per segnalare presenze sospette e monitorare i falsi inneschi degli allarmi presenti.

Hai avuto difficoltà?
Inizialmente no, l’interesse era molto alto, le persone hanno richiesto anche degli incontri che abbiamo svolto nel bar locale. Poi con il trascorrere del tempo senza più episodi le persone si sono un po’ disinteressate, ma gli strumenti fortunatamente sono già stati attivati e comunque l’attenzione è rimasta ad un grado sufficiente.

Come le hai affrontate ed, eventualmente, superate?
Ho cercato di coinvolgere personalmente anche le persone più anziane e socialmente più isolate. Mi ha aiutato una fase di “volantinaggio” del materiale fornitomi durante il progetto. La risposta iniziale è stata comunque un po’ diffidente, ma ritengo che al momento, facendomi conoscere personalmente si sia instaurato un minimo di comunicazione. C’è da considerare che comunque la zona è abbastanza ampia e non è stato facile coprire tutte le abitazioni. Stiamo parlando di più di 120 famiglie.

Quante famiglie/nuclei famigliari siete riusciti a coinvolgere?
Circa 70.

Con il Progetto Controllo di Vicinato, che tipo di supporto potete fornire alle Forze dell’ Ordine?
Possiamo ramificare il controllo sulla zona e fornire segnalazioni più puntuali e con meno interlocutori. Anche se non tutti, presi dalla situazione, passano attraverso la catena di comunicazione predisposta e a volte, anche se la situazione non è urgente, contattano direttamente le Forze dell’Ordine.

Cosa comporta assumere il ruolo di Coordinatore di un gruppo? Mi puoi fare un esempio positivo? Ed uno negativo?
Sicuramente è positivo il livello di conoscenza che ho raggiunto nei confronti della zona e del vicinato soprattutto per il grado di comunicazione che si è instaurato.
Come sempre in questi casi emergono, fortunatamente rarissime, situazioni di diffidenza e chiusura. Nella nostra realtà ad esempio stiamo faticando a coinvolgere la zona di via Scapoli che noi chiamiamo “vecchia” perché è la prima ad essere stata urbanizzata. In quella zona, per l’età media un po’ alta e la presenza di un precedente “referente” che è poi l’unico a risultare riluttante al progetto e alla comunicazione di quartiere, abbiamo ancora delle difficoltà di coinvolgimento.

Quanto tempo ti richiede?
Dipende dai momenti, il volantinaggio, che comunque viene fatto parlando con la famiglia, e la gestione del materiale è abbastanza impegnativo vista l’estensione del quartiere. Per il resto, a parte relazionare con appositi documenti sintetici i “verbali” dei vari incontri e comunicazioni, si tratta solo di raccogliere informazioni varie dal vicinato. A volte di natura anche diversa dalla sicurezza. Comunque è un’attività che non incide pesantemente in termini di tempo.

Sei coordinatore da oltre un anno, com’è stata la tua esperienza finora?
Complessivamente positiva. Come indicato inizialmente stiamo parlando di un quartiere che già prima dell’inizio del progetto era abbastanza comunicativo e che personalmente mi ha dato modo di organizzare un paio di occasioni conviviali molto positive costituite da cene di quartiere. Da qualche anno, la sera di Halloween, organizziamo anche una bellissima festa in strada con il contributo di tutti, evento che attira bambini da tutte le frazioni vicine e anche da Ferrara. Per questo, contemporaneamente alla chat di Sicurezza del Vicinato, ho aperto anche una chat di “Social” che sta avendo molto successo. Con quasi 70 contatti. Questa ha permesso di aiutare chiunque nei problemi più spiccioli: un animale domestico smarrito, la rottura di un tubo e un consiglio su un buon idraulico, ricerca di baby-sitting, perdita di chiavi e oggetti vari, la possibilità di avere informazioni quando si è lontani da casa, un aiuto nei lavori del giardino, fino agli Auguri per le festività. E’ un modo molto bello ed importante per non sentirsi mai soli, anzi per sapere che ci sono decine di persone che potenzialmente possono avere delle soluzioni ai nostri problemi. Questo è uno degli aspetti più belli dell’evoluzione di questo progetto. Inoltre la comunicazione generale ci ha consentito di raccogliere molte segnalazioni di problemi inerenti il quartiere stesso: strade rotte, alberi pericolosi, scarsa illuminazione che aiuta i ladri, punti deboli per la sicurezza, ecc… personalmente ho raccolto e relazionato al Comune nella persona di Modonesi, svariate comunicazioni raccolte.

Quali aspetti della tua/vostra esperienza ritieni importante evidenziare?
Come ho appena scritto l’aspetto più importante è senza dubbio la coesione che si percepisce nell’appartenere a questa comunità. Già questa sensazione di “appartenenza” e condivisione crea più tranquillità nei confronti di eventi sgradevoli come gli atti di delinquenza. E la conoscenza reciproca ci permette di meglio individuare presenze e situazioni anomale.

Cosa vuoi dire, quali suggerimenti ti senti di dare a coloro che hanno intenzione di aderire al progetto?
Il suggerimento generale è quello di uscire dallo stato comune e fin troppo attuale di isolamento sociale, dovuto a tanti fattori, da quello culturale ai vari impegni che la vita frenetica ci impone. Parlare con il vicino, invitarlo in casa per un caffè e due chiacchiere. Per i coordinatori uno sforzo in più: incontrare le persone, non è sufficiente fare delle chat o delle mailing list per “diramare” informazioni. Lo scambio deve sempre essere bilaterale. Se si ascoltano le problematiche quotidiane di ognuno, ovviamente contestuali alla vita di quartiere, si troveranno poi persone più predisposte a collaborare in tutto, anche nello sviluppo di un progetto di sicurezza come questo.

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